“Mentre il silenzio avvolgeva ogni cosa e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente, o Signore, venne dal tuo trono regale”. Questa antifona (cf. Sap 18,14-15) annuncia la nascita del Salvatore dal “grembo” di un “profondo silenzio”. “Il Verbo di Dio – scrive Sant’Ignazio d’Antiochia ai cristiani di Magnesia – è uscito dal silenzio”. Esso è, per così dire, la lingua parlata da Dio, come testimonia Elia, sull’Oreb, il quale riconosce il timbro della sua voce non nell’impetuosità del vento, del terremoto o del fuoco, ma nel “sussurro di una brezza leggera”, nella “voce di un silenzio sottile” (cf. 1Re 19,11-13).
L’eco del silenzio lega i misteri di Gesù, dalla mangiatoia di Betlemme al sepolcro di Gerusalemme. È nel silenzio vibrante di una “placida notte” che Dio scende sulla terra; non irrompe con potenza, non squarcia i cieli con fragore, ma entra nella storia attraverso la fragilità di “un bambino avvolto in fasce” (Lc 2,12). Nel vedere il “cielo aperto” gli angeli, “avvolti di luce”, rompono il silenzio per sollecitare i pastori a recarsi senza indugio a Betlemme, ove accanto alla mangiatoia trovano la Madre di Gesù, “scrigno silente della parola di Dio”, che custodisce e medita le grandi opere del Signore (cf. Lc 2,19.51). Secondo Papa Leone XIV, “il suo silenzio non è semplice tacere: è meraviglia e adorazione”. I suoi occhi, grondanti di stupore, lasciano intravedere lo splendore di bellezza di quella “cattedrale del silenzio” che è il suo Cuore immacolato.
Alla scuola di Maria si apprende che il silenzio crea il “clima” necessario per accogliere la parola di Dio con docilità. Esso è l’ossigeno della preghiera, che è essenzialmente un atto di ascolto, il respiro dell’anima, la lingua madre dell’amore. Il silenzio agisce come una “sonda” azionata dal raccoglimento, una sorta di “camera di decompressione” che decongestiona il traffico dei pensieri, insonorizza l’orecchio del cuore, “pone una guardia alla bocca” (cf. Sal 141,3). “Il raccoglimento – secondo Romano Guardini – è la vittoria riportata sulla dispersione e sul nervosismo”.
Il silenzio oltre a essere la “materia prima” della preghiera è il “terreno fertile” della musica che dà forma, respiro, significato e tensione alle note. “Non è un caso – osserva il Santo Padre – che la festa del Natale sia ricchissima di canti tradizionali, in ogni lingua, in ogni cultura. Come se non si potesse celebrare questo Mistero senza musica, senza inni di lode. Del resto, il Vangelo stesso ci dice che mentre Gesù nasceva nella stalla di Betlemme, in cielo c’era un grande concerto di angeli! (…). Gesù è il canto d’amore di Dio per l’umanità”.
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14). Questo è il “brano di punta” del concerto polifonico che ha coinvolto “una moltitudine dell’esercito celeste” (cf. Lc 2,13-14). Si tratta di un “pezzo forte” di “luci sonore” che compongono una solenne formula di benedizione: “la gloria di Dio risplenda nella pace tra gli uomini”.
+ Gualtiero Sigismondi

