“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18). Le parole pronunciate da Gesù a Cesarea di Filippo suscitano meraviglia sempre nuova. La Chiesa è edificata “sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,20). La Chiesa è una casa costruita sulla roccia e non sulla sabbia (cf. Mt 7,24-27): ha Dio come “architetto e costruttore” (cf. Eb 11,10). L’argilla della fragilità umana non può essere rimossa ma non ne compromette la stabilità. Sebbene Paolo confessi di “aver perseguitato ferocemente e devastato la Chiesa” (cf. Gal 1,13; 1Cor 15,9), tuttavia non osa dire di averla distrutta: essa è infrangibile nella sua fragilità. Non è inossidabile, ma non è paragonabile “alla statua enorme, con i piedi di ferro e in parte di argilla” vista in sogno da Nabucodonosor (cf. Dn 2,31-33). I piedi della Chiesa sono quelli degli apostoli (cf. Gv 13,1-11).
“Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà”. Questa invocazione, che precede nella Messa il rito della pace, è un balsamo tanto per i fedeli quanto per i pastori. Papa Leone XIV, nell’omelia con cui ha aperto il recente Concistoro Straordinario, ha osservato che “la fede è quella virtù, mai scontata, che dà vita alla Chiesa, perché corrisponde alla grazia che nutre i tralci dell’unica vite. La Chiesa viva è la Chiesa che crede, per il dono dello Spirito santo riversato nei nostri cuori (…). Come la grazia divina precede la libertà umana, così la fede della Chiesa precede la nostra e chiede di essere testimoniata con ardore”.
Gli apostoli Pietro e Paolo, l’uno in carcere (cf. At 12,1-11) e l’altro al termine della sua corsa (cf. 2Tm 4,6-8.17-18), ci incoraggiano a condividere nella fede della Chiesa la vera libertà, che ha come unità di misura la “porta stretta” dell’obbedienza, la quale passa sempre mediante la Chiesa e, comunque, si impara nonostante la sua mediazione. Queste due preposizioni improprie o congiunzioni (a seconda che, rispettivamente, precedano un nome o reggano un verbo), riferite alla Chiesa, sono complementari: mediante indica lo strumento attraverso cui Dio porta a compimento la sua opera; nonostante riconosce la presenza di un ostacolo che non impedisce a Dio di ricavare il bene dalle situazioni più avverse. È vera obbedienza quella che, nonostante la Chiesa, riconosce che solo mediante essa è possibile abbandonarsi alla fedeltà di Dio.
“La Chiesa è mistero e prova di fede”. Quanto sia vero questo pensiero di Romano Guardini l’ho appreso da S. E. mons. Cesare Pagani, il quale nel testamento spirituale confida apertamente il suo amore alla Chiesa, “tanto più meravigliosa e venerata quanto più ne andavo scoprendo anche qualche ruga, in alto e nel suo intimo”. “Ecclesiam Suam diligere”: la Chiesa è di Cristo, Egli ne ha cura, al di là delle nostre vedute umane e delle nostre fragilità. Vigilare su di esse è la testimonianza d’amore alla Chiesa più umile e più ferma, più sincera e più vera.
+ Gualtiero Sigismondi

