Ritiro diocesano dei cresimandi: «la maturità non si raggiunge solo con il passare del tempo, ma con la crescita interiore e spirituale che continua per tutta la vita»

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“Il Signore è veramente risorto”: con questo annuncio pasquale celebriamo il giorno nuovo che il Signore ha fatto per noi. Le letture proclamate ci consegnano tre domande: la prima viene posta a Pietro e agli altri apostoli dai Giudei, nel giorno di Pentecoste: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2,37); le altre due è Gesù, risorto da morte, a rivolgerle a Maria Maddalena il mattino di Pasqua: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” (Gv 20,15).

Che cosa dovete fare carissimi cresimandi? Dovete crescere “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52), come Gesù a Nazaret, che stava sottomesso a Maria e Giuseppe. La maturità non si raggiunge solo con il passare del tempo o con lo sviluppo fisico, che a un certo punto si arresta, ma con la crescita interiore e spirituale che continua per tutta la vita. La crescita interiore, dono dello Spirito santo, avviene affrontando la fatica di conoscere il proprio cuore; la crescita spirituale, frutto dello Spirito, si realizza facendo entrare Dio nella propria vita, chiamandolo “Abbà! Padre!” (cf. Rm 8,15). Sia la crescita interiore, sia quella spirituale hanno bisogno del sostegno della famiglia, dalla parrocchia, dalla scuola: non si può presumere di cavarsela da soli!

Perché piangi? Chi cerchi? Queste domande, strettamente correlate, non risparmiano neppure voi, carissimi cresimandi. Il pianto è una dimensione tipicamente umana: nasciamo piangendo. Nella prima infanzia si comunica attraverso il pianto, che solo più tardi si traduce in parola; da adolescenti le lacrime manifestano le proprie emozioni o i propri sentimenti. Le lacrime sono preziose agli occhi di Dio, che le raccoglie tutte in un otre, non ne perde neppure una (cf. Sal 56,9).

La “via delle lacrime”, lastricata di sofferenza o di gioia, anche Gesù la percorre: piange in modo sonoro alla vista di Gerusalemme (δακρύω) (cf. Lc 19,41); piange in forma silenziosa davanti alla tomba di Lazzaro (κλαίω) (cf. Gv 11,35). Piange amaramente Pietro quando al canto del gallo prende coscienza del suo rinnegamento (cf. Mt 26,75); piangono le donne, battendosi il petto, lungo la Via crucis (cf. Lc 23,27-28); piange la Maddalena vicino al sepolcro di Gesù (cf. Gv 20,11), il quale terge le sue lacrime chiamandola per nome: “Maria!” (cf. Gv 20,16).

Le lacrime – non certo quelle di “coccodrillo” versate per le pretese deluse – esprimono non solo il bisogno di cercare quanto il cuore attende, ma anche l’esultanza di trovare ciò con cui il Signore lo sorprende. “Al mondo di oggi – secondo Papa Francesco – manca il pianto”. Come non si piange di gioia, così non si versano lacrime per i propri peccati o per la sofferenza dei fratelli, mentre abbondano quelle amare di chi piange su di sé, rimanendo indifferente alle pene altrui.

Rendici partecipi, Signore, del dono delle lacrime: trai dalla durezza del nostro cuore lacrime di pentimento e di gioia grande; aiutaci a distillarle al fuoco dello Spirito santo e a discernere cosa dobbiamo fare per crescere come figli tuoi, “in sapienza, età e grazia”.

+ Gualtiero Sigismondi