Solennità della Madre di Dio e Giornata Mondiale della Pace 2026 – Omelia

Il primo giorno dell’Anno è posto sotto la protezione di Maria, la quale è la garanzia che Cristo, “nato da donna” (cf. Gal 4,4), è autentico uomo; tuttavia Lei è anche la Theotokos, la Madre di Dio, Colei che dà alla luce Dio. Il Vangelo ce la presenta in profondo silenzio accanto alla mangiatoia, intenta a custodire e meditare quanto i pastori raccontano (cf. Lc 2,16-21). La Liturgia delle ore commenta questa scena acclamando: “O Donna gloriosa, alta sopra le stelle, tu nutri sul tuo seno il Dio che ti ha creato (…). Sei la via della pace, sei la porta regale”.

Il titolo mariano, “via della pace”, lascia intendere che la pace prima di essere una meta è un cammino. A sottolinearlo con chiarezza è Papa Leone XIV, che nel suo messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace scrive: “Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino”. La via della pace è un sentiero d’alta quota, caratterizzato da terreni impegnativi, che richiedono percorsi a tappe e attrezzatura specifica come nelle vie ferrate. La via della pace – avverte il Santo Padre – è quella “disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali”.

La parola “pace” è semplice da dire ma difficile da tradurre. Le prime tre lettere di questo termine indicano le iniziali di realtà vitali che la guerra mette in pericolo: il pane, l’acqua, la casa; l’ultima lettera è una congiunzione coordinativa, la e, che ha la funzione di unire. Questa congiunzione non trova spazio nel vocabolario di molti governanti i quali, nelle circostanze attuali, seguono la mappa della forza dissuasiva della potenza, la cosiddetta deterrenza, che manifesta, a giudizio del Santo Padre, “l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”.

La logica fallace e rischiosa della deterrenza ha occupato il posto riservato alla via della diplomazia. La regola della deterrenza è l’arma più pericolosa della politica estera. “La deterrenza, a giudizio di Francesco Vignarca, è una mera ipotesi partorita durante la Guerra Fredda a giustificazione di un sistema bipolare bloccato. La teoria della deterrenza, mai dimostrata nella pratica, vacilla pericolosamente quando viene messa alla prova dei fatti. La deterrenza non è pace: è un azzardo. La logica della sicurezza attraverso il terrore non regge. Non abbiamo bisogno di più deterrenza: abbiamo bisogno di più disarmo”.

Il disarmo ha inizio dal cuore, che può diventare il più pericoloso arsenale dell’odio se le coronarie sono ostruite dalle placche aterosclerotiche dell’ira. Se il sole tramonta sull’ira, all’alba essa diventa come “uranio arricchito”, cioè odio. La prima base missilistica dell’odio è quella delle labbra, terreno minato da bonificare. “La pace – osserva Leone XIV – si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, perché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi”.

Il primo “tavolo della pace” è, dunque, il nostro cuore; il primo “cessate-il-fuoco” permanente va realizzato nelle nostre case, contrastando il diffondersi di “atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto – osservava Benedetto XVI – fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana” (Caritas in veritate, 42). Non ci facciamo illusioni: l’aggressività si diffonde nella vita pubblica a partire da quella domestica, ove si possono trasformare in armi persino i pensieri e le parole, se non si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo e a offrire e custodire il perdono senza condizioni.

Fratelli e sorelle carissimi, il concerto Gospel, uno dei momenti centrali di Umbria Jazz Winter, fa salire l’alta marea nel Duomo di Orvieto. Forse la “partecipazione attiva” a questa celebrazione eucaristica non è possibile a tutti, ma quello che ci unisce è la speranza di vedere realizzata la profezia del Salmista: “Giustizia e pace si baceranno” (Sal 85,11). Il canto degli angeli, “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama” (Lc 2,14), è una benedizione “a cielo aperto”: la gloria di Dio risplenda nella pace tra gli uomini!

+ Gualtiero Sigismondi

Orvieto, Basilica Cattedrale
01-01-2026