Con l’austero simbolo delle ceneri – ricavate dai rami della Domenica delle palme –, la liturgia ci introduce nel deserto quaresimale, invitandoci – scrive Papa Leone XIV – “a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno”. Il cammino quaresimale, “proteso alla gioia pasquale”, “riapre alla Chiesa la strada dell’esodo”, lastricata di sabbia. Il deserto quaresimale ci fa prendere rinnovata coscienza della nostra caducità e ci aiuta a riconoscere che il peccato disidrata lo spirito, riduce l’anima a uno stato vegetativo, conduce alla morte.
La Quaresima, “segno sacramentale della nostra conversione”, ci invita a cambiare senso di marcia, perché il peccato fa andare contromano. La Chiesa ci viene incontro in questo tempo santo e ci ricorda che “Dio, misericordioso e pietoso, si mostra geloso e si muove a compassione del suo popolo” (cf. Gl 2,12-18). “Dio non ci volta mai le spalle quando ci rivolgiamo a Lui – assicura il Santo Padre –, nemmeno se arriviamo tardi a bussare alla sua porta”. Egli, “Padre misericordioso”, ricava il bene da tutto, apre una strada nuova anche sulle rovine del peccato. Davanti a Dio, “grande nell’amore”, nemmeno la coscienza erronea perde i propri diritti, perché è sacra. “Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele” (Ger 18,6): questa profezia si compie anche per noi se, contriti e umiliati, ci presentiamo a Dio consapevoli, come Davide nel “Miserere” (cf. Sal 51), delle macerie accumulate dalle nostre miserie.
Il cammino penitenziale e battesimale della vita cristiana non si attua con le buone intenzioni, ma portando “un frutto degno della conversione” (cf. Mt 3,8); i propositi non bastano, sono necessarie le opere. È Gesù a ricordarlo nel brano evangelico proposto all’inizio di questo tempo forte, occasione propizia per riscoprire l’essenziale: l’elemosina, la preghiera, il digiuno (cf. Mt 6,1-6.16-18). “State attenti”, dice Gesù, “a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro” (Mt 6,1). Se fai l’elemosina “non suonare la tromba”, non far sapere alla tua sinistra quanto opera la destra. Quando ti raccogli in preghiera “entra nella tua camera”, scendi nella “cripta” della tua coscienza, lascia parlare il silenzio. Se digiuni fallo anzitutto per “discernere e ordinare i tuoi appetiti” e per allenare la lingua ad astenersi dalle parole taglienti. “L’esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata”.
Fratelli e sorelle carissimi, l’esortazione di Paolo, posta dalla liturgia della Parola sulla soglia della “porta stretta” della santa Quaresima non ci trovi indifferenti: “Lasciatevi riconciliare con Dio (…). Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio” (2Cor 5,20b.6,1). Questo è il “momento favorevole” per sperimentare quanto confessa Sant’Agostino: “Ogni mia speranza è posta nell’immensa grandezza della tua misericordia, Signore” (Confessioni, X, 29.40).
+ Gualtiero Sigismondi

