Esequie di don Enzo Napoletti – Omelia

“Il Signore degli eserciti è il re della gloria” (Sal 24,10): questa professione di fede del Salmista, posta dalla liturgia della Parola a commento del rito solenne con cui Davide fa salire l’arca di Dio alla città di Davide (cf. 2Sam 6,12b-15.17-19), ci invita a elevare la nostra preghiera di suffragio e a chiedere a Dio di spalancare al nostro fratello don Enzo, sacerdote, la porta del cielo dicendo: “Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche” (Sal 24,7).

Una richiesta simile a questa, anche se non espressa verbalmente, è sulla punta delle labbra della Madre di Gesù e dei suoi fratelli i quali, stando fuori, lo mandano a chiamare, ma Lui non sembra curarsene (cf. Mc 3,31-35). E tuttavia, Egli non sminuisce il valore dei legami di parentela; gli affetti familiari vengono presi da Gesù come termine di paragone per farci comprendere a quale amore Egli ci chiami. I legami di sangue sono così importanti per Gesù, a tal punto che dalla Croce ci affida a sua Madre, dicendo a Giovanni: “Ecco tua Madre!” (Gv 19,27).

Di questo affidamento, maturato nella Chiesa di Casalalta davanti all’immagine dell’Assunta, don Enzo mi ha reso partecipe, sia pure con grande discrezione, lasciando parlare l’eloquente silenzio degli occhi, spesso grondanti di solitudine. Oso immaginare che oggi il suo sguardo sia, finalmente, pieno di luce; mi permetto di porre sulle sue labbra la supplica di un presbitero, veramente anziano, rivolta alla propria anima, ormai prossima a “passare all’altra riva”.

“Anima mia, mettiti in pace, possa Gesù riposare in te per sempre, l’ombra sua luminosa ti possa coprire, le sue mani trafitte, che tante volte hai guardato con amore, possano toccarti e salvarti. Signore Gesù, ora calma le onde in questo petto, ora placa le tempeste. Anima mia, taci, che Gesù possa vivere in te in eterno. O Buon pastore, vienimi incontro sui sentieri della mia fragilità, ove mi nascosi a te. Fa’ che io senta la tua voce soave e la segua. Parlami! Mostrati! Rivelati! Ora puoi creare in me un cuore totalmente nuovo. Tu che, con le cure di una madre, hai difeso quella scintilla di bene che avevo dentro, fammi sicuro di questo bene. Finalmente guarito, resterò con te per tutta l’eternità. Purifica i miei pensieri (…), finalmente santificami. Dimmi per sempre che sono tuo servo (…). Gesù mio, MIO! Ho sempre saputo che il mondo non può dare la pace e nemmeno la può togliere, tu me la puoi donare per sempre. L’aspetto; dal cielo possa regalarla anch’io, in nome tuo (…)”.

Don Enzo carissimo, la tua vita sacerdotale ha avuto un lungo percorso di cui è opportuno ricordare l’ultimo tratto, quando ti sei reso disponibile, durante il Giubileo eucaristico 2013-2014, a svolgere assiduamente il ministero di confessore in Cattedrale a Orvieto. Per tua volontà le esequie vengono celebrate nella cripta del Santuario dell’Amore misericordioso, ove riposa Madre Speranza, alla quale sei particolarmente devoto: ti faccia da “angelo custode” in quest’ora in cui i tuoi occhi si chiudono alla luce del sole e si aprono a contemplare il “Sole di giustizia”, Cristo salvatore.

+ Gualtiero Sigismondi

Collevalenza, Cripta del Santuario dell'Amore Misericordioso
27-01-2026