Celebrazione di chiusura dell’Anno Santo 2025 – Omelia

Nella Festa della Santa Famiglia di Nazaret rendiamo grazie a Dio per quanto ha operato durante l’Anno Santo, in cui come “pellegrini di speranza” abbiamo invocato la divina misericordia, battendo alla porta, da non lasciare mai deserta, della Casa paterna.

Gesù, Maria e Giuseppe, nella loro fuga in Egitto, sono simbolo e avanguardia dei “pellegrini di speranza”. Giuseppe, avvertito da un angelo del Signore, si alza nella notte e porta in salvo la Sposa e il Bambino (cf. Mt 2,13-18); la sua trepidazione non è fomentata dall’ansia, avversaria della speranza, ma è sostenuta dalla pazienza che è “fonte di speranza e di pace”. Nel viaggio di ritorno nella terra d’Israele è la prudenza, associata alla semplicità, a scortare i passi di Giuseppe, il quale non si ferma in Giudea, ove regna Archelao al posto di suo padre Erode, uomo crudele e sanguinario, ma si ritira in Galilea, nella città di Nazaret (cf. Mt 2,19-23).

Gesù, Maria e Giuseppe tornano al loro paese “per un’altra strada”, come i Magi (cf. Mt 2,12). Allo stesso modo anche noi, giunti al termine dell’esperienza giubilare, siamo chiamati a rientrare nel tempo ordinario con spirito nuovo, continuando “la mai compiuta formazione all’intelligenza del Vangelo”. A conclusione di quest’Anno di grazia il nostro miope sguardo vorrebbe volgersi indietro, ma è necessario guardare avanti, con la stessa costanza dell’agricoltore (cf. Gc 5,7-11), che in ogni stagione ha sempre in serbo sogni e visioni. Quando semina la fatica è sostenuta dalla visione dei “campi che già biondeggiano per la mietitura” (cf. Gv 4,35); quando in profondo silenzio pota le viti sogna la gioia del tempo della vendemmia; quando incombe la siccità attende con pazienza le piogge d’autunno e di primavera; quando la grandine fa strage dei frutti della terra e del suo lavoro non rinuncia ad alzare il capo e ad andare avanti con sofferta ma serena fiducia.

Nelle circostanze attuali, in cima alla lista dei sogni e delle visioni grande è il bisogno di pace, non solo per i conflitti internazionali, ma anche per quelli interpersonali. “Dopo le porte sante – auspica Leone XIV – si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione”. La Santa Famiglia di Nazaret, “focolare di preghiera, fucina d’amore e modello di santità”, ci ricorda che “la concordia e il rispetto iniziano dalle nostre relazioni quotidiane, dai gesti e dalle parole che scambiamo in casa”, prestando particolare attenzione al pianto dei bambini e alla fragilità degli anziani. Il primo “tavolo della pace”, a cui sedere, “rivestiti della carità” (cf. Col 3,14), è quello della sala da pranzo, indossando “sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità” (cf. Col 3,12).

Nella lista dei sogni non può mancare la ricerca della comunione, una sfida che ci chiama alla conversione permanente. Mi ha molto colpito, al riguardo, il discorso rivolto dal Santo Padre alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi. “Talvolta, dietro un’apparente tranquillità, si agitano i fantasmi della divisione. E questi ci fanno cadere nella tentazione di oscillare tra due estremi opposti: uniformare tutto senza valorizzare le differenze o, al contrario, esasperare le diversità e i punti di vista piuttosto che cercare la comunione (…). Noi, però, siamo la Chiesa di Cristo, siamo le sue membra, il suo Corpo. Siamo fratelli e sorelle in Lui. E in Cristo, pur essendo molti e differenti, siamo una cosa sola: In Illo uno unum”.

Nella lista dei sogni porto nel cuore l’ardente desiderio di contribuire ad aiutare la nostra Chiesa particolare ad assumere una corretta “postura sinodale”, dove tutti collaborano e cooperano alla medesima missione, ciascuno secondo il proprio carisma e il ruolo ricevuto. Come vescovo, faccio mie le invocazioni proposte dalla liturgia delle ore: “Mistico Agricoltore, purifica, custodisci e rendi feconda la tua vigna; Pastore eterno, proteggi e moltiplica il tuo gregge che è la Chiesa; divino Seminatore, semina la parola di vita eterna nel tuo campo che è il mondo; sapiente Costruttore, mantieni compatta la tua casa e santifica la famiglia radunata nel tuo nome”.

Fratelli e sorelle carissimi, il Verbo di Dio, ponendo la sua dimora in mezzo a noi, ci ha aperto la porta della salvezza. “Non c’è spazio per la tristezza – avverte San Leone Magno – nel giorno in cui nasce la vita” (cf. Discorso 1 per il Natale, 1-3). Alla Madre di Dio e della Chiesa rivolgiamo la supplica suggerita dal Santo Padre: “Dicci come procedere nella fede quando le forze vengono meno e le ombre crescono. Facci comprendere che con te anche l’inverno diventa tempo di rose”.

+ Gualtiero Sigismondi

Orvieto, Basilica Cattedrale
28-12-2025