S. Messa con i delegati nazionali per il CEN 2027. L’omelia del Vescovo Gualtiero.

L'omelia del Vescovo Gualtiero, tenuta nel Duomo di Orvieto nella mattinata di Lunedì 12 Ottobre, in occasione della S. Messa a cui hanno partecipato i delegati delle diocesi italiane per il Congresso Eucaristico Nazionale.

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“Mentre le folle si accalcavano” (Lc 11,29): con questa immagine Luca descrive l’ammassarsi di tanta gente attorno a Gesù. L’Evangelista è attento ai particolari; in una circostanza analoga, quando Gesù si trova presso il lago di Gennèsaret, annota: “La folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio” (Lc 5,1). Tra la folla di Tiberiade e la calca che rallenta il cammino di Gesù verso Gerusalemme c’è una differenza sostanziale che Egli stesso rileva: “Questa generazione è una generazione malvagia, essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona” (Lc 11,29). Si tratta di una generazione che non porta frutti di vera conversione, la quale è il primo passo della fede, che “viene dall’ascolto della parola di Cristo” (cf. Rm 10,17).

Senza ascolto qualsiasi ricerca diventa vana. Un’esperienza così desolante l’ha vissuta Maria di Magdala il mattino di Pasqua. “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” (Gv 20,15): questi interrogativi risuonano all’orecchio della Maddalena, ma finché il Signore non la chiama per nome ella, affranta, lo sente parlare senza riconoscerlo, convinta che sia l’ortolano (cf. Gv 20,16).

La coniugazione corretta del verbo “cercare” la sanno bene i due discepoli del Battista ai quali Gesù chiede: “Che cosa cercate?” (Gv 1,38). Essi non rispondono direttamente alla sua domanda, ma gli manifestano il desiderio di conoscerlo da vicino, dopo aver sentito parlare di Lui dalla viva voce del Precursore: “Ecco l’agnello di Dio!” (Gv 1,36). L’ascolto muove la loro ricerca che li porta a vedere, su esplicito invito di Gesù, dove Egli dimori e a rimanere con Lui, ricordando persino l’orario di quell’incontro (cf. Gv 1,39). 

Fratelli carissimi, anche di fronte al segno sacramentale del mistero eucaristico l’ascolto della Parola regge all’impatto con la “magnifica humilitas” delle specie del pane e del vino. Nell’inno “Adoro te devote” si canta che davanti al mistero dell’Eucaristia, tra i cinque sensi, l’udito è l’unico a non ingannarsi: “Visus, tactus, gustus in te fallitur, / sed auditu solo tuto creditur”. Soltanto la mediazione dell’ascolto apre la porta della fede, lasciando alla nostra libertà la responsabilità di fare il giusto spazio allo “stupore eucaristico”.

“Cristo ci ha liberati per la libertà!” (Gal 5,1). La vertiginosa grandezza della libertà, a cui accenna Paolo nella prima lettura, trova il proprio banco di prova nell’ascolto di quella “voce di silenzio sottile” che è l’Eucaristia. Di questa voce ha fatto viva esperienza San Carlo Acutis, scomparso alle prime luci dell’alba del 12 ottobre di 20 anni fa: ci sono coincidenze che non si possono non chiamare disegno. Stando quotidianamente davanti al Santissimo Sacramento egli ha percorso quella che definiva “la mia autostrada per il cielo”. La sua intercessione ci aiuti a fare dell’adorazione eucaristica una priorità pastorale. Il cammino di preparazione al XXVIII Congresso Eucaristico Nazionale ci impegna a “piegare le ginocchia in pensosa adorazione”.

+ Gualtiero Sigismondi