L’omelia del Vescovo Gualtiero per la Veglia di Pentecoste

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“Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me” (Gv 7,37-38): Gesù pronuncia queste parole mentre si trova nel tempio di Gerusalemme, nel giorno della festa delle Capanne, durante la quale il popolo benedice il Signore per i frutti della terra, facendo memoria del dono dell’Alleanza (cf. Es 19,3-19). In quel giorno il sommo sacerdote si reca alla piscina di Siloe, attinge acqua e poi, mentre il popolo canta ed esulta, la versa fuori dalle mura della città per indicare che da Gerusalemme, crocevia delle sorgenti della salvezza (cf. Sal 87,7), discende un torrente di grazia per tutte le nazioni (cf. Ez 47,1-12).

Trascorsi i giorni dell’antica Pentecoste, nella pienezza della gioia pasquale, giunge improvviso dal cielo un grande fragore, quasi un vento che, abbattendosi impetuoso (cf. At 2,1-2), riempie tutta la casa in cui si trova la Madre del Redentore, insieme agli apostoli, “perseveranti e concordi nella preghiera” (cf. At 1,12-14). Su di loro si posano “lingue come di fuoco” e, colmati di Spirito santo, “cominciano a parlare in altre lingue” (cf. At 2,3-4). A Pentecoste la Chiesa nasce poliglotta; “nelle catacombe è spesso raffigurata come una donna in preghiera con le braccia spalancate, in atteggiamento di orante” (cf. CCC, 1368), intenta a farsi interprete e portavoce della “sete di Dio” che, per così dire, è la “lingua madre” di ogni uomo.

Fratelli e sorelle carissimi, la Chiesa ha bisogno di “cercare la bellezza delle sue origini che, a giudizio di Papa Francesco, va portata alla luce, come fa un restauratore quando riscopre i colori di un affresco antico (…). Cercare la bellezza è andare al cuore delle cose, non all’apparenza. Nella Chiesa non è più tempo di concentrarsi su aspetti secondari, esteriori; è tempo di guardare alla comunità delle origini e di focalizzarsi su ciò che conta, sulle vere priorità, che sono la preghiera, la carità e l’annuncio (…). Occorre passare da una pastorale di conservazione (…) a una pastorale missionaria, dove ci si allena a uscire dalle introversioni pastorali”.

La nostra Chiesa particolare ha bisogno di “stringersi nell’unità dello Spirito”, di avere “un cuore solo e un’anima sola” (cf. At 4,32), di rimanere radicata in ciò che è essenziale. Ha bisogno di coltivare la libertà e la creatività di passare dalla “pastorale del campanile” a quella del “campanello”, dal sistema di irrigazione “a pioggia” delle iniziative di mantenimento a quello “a goccia” dei cammini di accompagnamento. Non serve organizzare “eventi” ma è necessario frequentare gli “ambienti”, il primo dei quali è la famiglia, senza trascurare nessuna direzione, perché i “semi del Verbo” sono sparsi ovunque. “Non dimentichiamo – raccomanda Papa Francesco – la parabola della festa di nozze fallita, quando il re, non essendo venuti gli invitati, dice ai servi: ‘Andate agli incroci delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze’ (Mt 22,9)”.

Fratelli e sorelle carissimi, di cosa ha bisogno la Chiesa? A questa domanda, antica e sempre nuova, risponde con disarmante semplicità San Paolo VI nel discorso tenuto durante l’udienza generale del 29 novembre 1972. “La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo (…). La Chiesa ha bisogno di riacquistare l’ansia, il gusto, la certezza della sua verità (cf. Gv 16,13) e di ascoltare con inviolabile silenzio e con docile disponibilità la voce dello Spirito (…). E poi ha bisogno la Chiesa di sentir rifluire (…) l’onda dell’amore”.

“Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”: fa’ che la tua Chiesa, riunita dal “crisma profetico” del Divino Amore, non perda il fervore della prima comunità cristiana e ti serva con piena dedizione. Conduci al largo la nostra Chiesa particolare col soffio del tuo Spirito: Tu conosci i limiti e la povertà di tutti noi, in particolare quella “siccità battesimale” che provoca una grave “carestia vocazionale”. “Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa e donale unità e pace secondo la tua volontà”. Non permettere che i fremiti della confusione di Babele (cf. Gen 11,1-9) ci rendano sordi ai “gemiti inesprimibili” dello Spirito, che “intercede secondo i disegni di Dio”, venendo “in aiuto alla nostra debolezza” (cf. Rm 8,26-27). Padre santo, “mistico agricoltore”, purifica, custodisci e rendi fecondo questo “filare” della tua vigna piantato nella nostra terra: Tu che, invano, cerchi i frutti, dovresti tagliare i tralci, ma noi osiamo chiederti di potarli. “Divino Seminatore”, sorprendici: fa fiorire il deserto, la terra arida, senz’acqua, dei nostri cuori.

+ Gualtiero Sigismondi

Orvieto – Basilica Cattedrale
27-05-2023