Quando la morte di un giovane irrompe in una casa e ne stravolge la vita, manca il respiro; per un genitore, sopravvivere alla scomparsa di un figlio, è un’ingiustizia impossibile da sopportare. Quando la morte avvolge con il suo mantello pesante e scuro una vita di coppia, portando via la persona amata, è inevitabile scoppiare in pianto, come accade a Gesù di fronte alla tomba di Lazzaro (cf. Gv 11,35). Quando la morte strappa via da una città chi è impegnato in una missione di pace, in quel momento le parole non possono bastare, fossero anche le più sublimi.
Con i volti rigati dalle lacrime ma consolati nella preghiera, affidiamo a Dio, “amante della vita” (Sap 11,26), il sergente Claudio, che ha militato nel 1° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Antares” di stanza a Viterbo. Era in servizio nell’ambito della missione EUFOR “Althea”, dell’Unione Europea, in Bosnia-Erzegovina, una terra in cui la pace è un equilibrio politico e militare ancora da garantire, quasi trent’anni dopo la fine della guerra. Assieme al sergente Simone Ruggia e a due volontari del Corpo militare della Croce Rossa Italiana, Claudio ha trovato la morte in questo scenario, quello dei Balcani occidentali, ove le divisioni lasciate dal conflitto degli anni Novanta continuano a pesare sugli equilibri istituzionali e sulle relazioni tra le comunità. Gli accordi di Dayton (Ohio), firmati nel 1995, hanno messo fine alla guerra, ma non hanno cancellato le fratture che lacerano il Paese. La forza militare della comunità internazionale è nata per custodire una pace fragile, con uomini pronti ad accompagnare la stabilizzazione e a reagire a eventuali situazioni di crisi.
“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). Questa beatitudine traccia fedelmente il profilo del sergente Claudio, appassionato del volo, che un tragico destino ha strappato alla vita nel fiore degli anni. Lo schianto della sua morte non può offuscare lo sguardo della fede pasquale nella risurrezione, né l’ammirazione per lo zelo di chi, nell’Esercito Italiano e nelle Forze Armate nel loro complesso, s’impegna ogni giorno per fermare il flagello della guerra. L’assurda violenza dei conflitti rende il prezzo della pace altissimo: un tributo amaro come le lacrime che bagnano questa bara avvolta dal Tricolore.
Signore Gesù, “autore della vita” (cf. At 3,15), tu che hai consolato le sorelle di Lazzaro e i familiari del ragazzo e della fanciulla morta, conforta Giuseppina e Giovanni, genitori di Claudio, la sua compagna Alessia, la sorella Gloria e il fratello Christian, i familiari e gli amici, in particolare i commilitoni che oggi, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, testimoniano senza indugio che “forte come la morte” (cf. Ct 8,6) è il loro amore per la Patria.
“Noi abbiamo un cuore che cerca la vita e sospira l’eternità”: confortati da questo pensiero di Papa Leone XIV, eleviamo la nostra preghiera di suffragio per Claudio, perché sia custodito nello “scrigno dei viventi presso il Signore” (cf. 1Sam 25,29).
+ Gualtiero Sigismondi
