L’omelia del Vescovo Gualtiero a Bolsena, 9 Agosto 2026

L'omelia del Vescovo Gualtiero in occasione del Giubileo d'oro della visita pastorale di Papa Paolo VI a Bolsena

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Il 50° anniversario della Visita pastorale di San Paolo VI a Bolsena, compiuta a conclusione del 41° Congresso Eucaristico Internazionale di Filadelfia, ravviva il ricordo dei suoi insegnamenti, che continuano ad “allietare la Chiesa nella sublime bellezza della conoscenza di Cristo”. Il repertorio fotografico di quella felice circostanza mostra Paolo VI carico di anni, oltre che della croce del ministero petrino. Si tratta di un’immagine che lo avvicina al profeta Elia, ma non quando, minacciato da Gezabele, si inoltra nel deserto per una giornata di cammino, si siede sotto una ginestra e dice al Signore: “Ora basta, Signore, prendi la mia vita” (1Re 19,4). Papa Montini, pellegrino a Bolsena, è simile a quell’Elia che, dopo aver camminato “per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb” (cf. 1Re 19,8-13), entra in una caverna, per passarvi la notte e subito viene invitato a uscire; “pieno di zelo”, pur nella consapevolezza di essere rimasto solo, riconosce la presenza del Signore nel “sussurro di una brezza leggera” (1Re 19,12), nella “voce di silenzio sottile”.

Anche il brano evangelico appena proclamato (cf. Mt 14,22-33) ci sintonizza sulle “frequenze” del silenzio. Gesù, dopo aver invitato i discepoli a “precederlo sull’altra riva” (v. 22), si ritirò sul monte a pregare, per tutta la notte. Nel frattempo, la barca “distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario” (v. 24), ed ecco che “sul finire della notte (Gesù) andò verso di loro camminando sul mare” (v. 25); i discepoli furono sconvolti e scambiandolo per un fantasma “gridarono dalla paura” (v. 26). “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” (v. 27). Il brano continua poi con il gesto di Pietro che, nella sua temerarietà, chiese al Maestro di potergli andare incontro, camminando sulle acque. “Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: ‘Signore, salvami!’” (v. 30). Il Signore lo afferrò subito, per così dire, all’amo della sua mano, dicendogli: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (v. 31). 

“Uomo di poca fede, perché hai lasciato entrare in te il dubbio?”. Questo interrogativo raggiunge oggi questa assemblea e non risparmia nessuno, perché quando non teniamo fisso lo sguardo su Gesù, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2), quando siamo agitati dalle onde dei nostri fantasmi, corriamo il rischio di affondare. Se guardiamo solo a noi stessi, alle difficoltà o ai nostri limiti, ci paralizziamo; al contrario, possiamo affrontare qualsiasi tempesta se cerchiamo approdo nello sguardo “sereno e benigno” del Signore, se attracchiamo al “molo” delle sue mani “sante e venerabili”, se gettiamo l’ancora nel porto della sua fedeltà. Il grande pensatore Romano Guardini scrive che il Signore “è sempre vicino, essendo alla radice del nostro essere. Tuttavia, dobbiamo sperimentare il nostro rapporto con Dio tra i poli della lontananza e della vicinanza. Dalla vicinanza siamo fortificati, dalla lontananza messi alla prova”.

Fratelli e sorelle carissimi, l’esperienza del profeta Elia, che udì il passaggio di Dio, e il travaglio di fede dell’apostolo Pietro ci fanno comprendere che il Signore, prima ancora che lo cerchiamo o lo invochiamo, è Lui stesso a tenderci la mano per portarci all’altezza del suo cuore e sollevarci alla sua guancia (cf. Os 11,4). Egli ci viene incontro nel sacramento dell’Eucaristia, “memoriale incruento, ma autentico, dell’unico sacrificio redentore”, come ebbe a dire San Paolo VI sul sagrato di questo Santuario, dedicato a Dio in onore di Santa Cristina, a cui ha conferito il titolo di Basilica Minore e ha lasciato in dono i paramenti indossati, insieme alla patena e al calice che sto per elevare. “Come il pane ordinario – aggiunse il Santo Padre – è proporzionato alla fame terrena, così Cristo è il pane straordinario, proporzionato alla fame straordinaria, smisurata dell’uomo, capace, smanioso anzi di aprirsi ad aspirazioni infinite (cf. S. Agostino, Confessioni, 1,1)”.

“Come il pane, Cristo è necessario!”. Questa esclamazione, che trasuda di “stupore eucaristico”, sigilla l’omelia tenuta qui a Bolsena in collegamento televisivo con Filadelfia negli Stati Uniti, “in quel lontano continente e in quella grandiosa assemblea”. Si tratta – sottolineò con forza Papa Montini – di “un collegamento spirituale, ma, nel suo genere, ancor più reale, che ci fa partecipare in unità di fede, di culto, di carità a quella straordinaria celebrazione; è l’appartenenza alla medesima Chiesa cattolica, che ci riempie di meraviglia e di gaudio nella esaltazione della sua unità e della sua universalità, proprie della nostra religione cattolica, e proprie del mistero eucaristico, che ce ne dà la certezza e in qualche misura anche la spirituale esperienza”.

+ Gualtiero Sigismondi