Festa di San Terenziano – l’omelia del Vescovo Gualtiero

L'omelia del Vescovo Gualtiero tenuta il 1 settembre, in occasione della festa di San Terenziano, primo vescovo della Chiesa di Todi.

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La memoria archeologica di questo tempio è la fonte documentaria più significativa del martirio di San Terenziano, avvenuto in odio alla fede al tempo dell’imperatore Adriano, nella prima metà del II secolo. La cripta di questo edificio di culto è un “archivio di pietra”, in cui è possibile leggere secoli di storia di fede sovrapposti nello stesso luogo.

La testimonianza martirale del primo vescovo della Chiesa di Todi, che secondo la tradizione ha convertito al cristianesimo Flacco, ci ricorda che la nostra fede ha bisogno di franchezza e di perseveranza. “Non abbandonate la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di perseveranza” (Eb 10,35-36). 

La franchezza (parresia) nel testimoniare la fede della Chiesa è il coraggio della verità, di non nascondersi e tacere per timore degli uomini o delle mode culturali; consiste nell’annunciare la fede senza ambiguità o filtri di convenienza, dialogando “a viso aperto” con tutti. La franchezza si esprime in un linguaggio limpido, essenziale, mai timoroso di andare controcorrente rispetto al pensiero dominante. È rifiuto del compromesso, che è falsa tolleranza, cioè acquiescenza al male o alla menzogna. La franchezza è libertà di parola guidata dallo Spirito, è capacità di dire la verità senza calcoli o timori riverenziali; è l’antidoto ai silenzi pretestuosi, onestà intellettuale che non osa vestire di apparente virtù il pauroso tacere.

La perseveranza (hypomone) non è semplice resistenza ma resilienza: è capacità di assorbire il tempo della prova con la forza dell’abbandono alla fedeltà di Dio. La perseveranza è uno dei segni più credibili di una fede incrollabile e retta, vissuta come combattimento culturale oltre che spirituale. Non cede allo scoraggiamento, perché la verità del Vangelo è un dono da testimoniare “fino alla fine”. La perseveranza ha la grinta della pazienza, rifiuta la rassegnazione, sa che il buio fitto della notte è destinato a cedere il passo alla luce dell’alba. Come la franchezza è, per così dire, la scintilla che ravviva il fuoco della verità, così la perseveranza è, in un certo senso, la legna che permette alla fiamma della fede di ardere e risplendere.

La festa di San Terenziano, celebrata ogni anno con grande fervore sull’altopiano Petrosiano, coincide con la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. “Essa segna l’inizio del Tempo del Creato – osservato dai cristiani di diverse Confessioni – il cui tema quest’anno è Acqua viva”. Fratelli e sorelle carissimi, anche la cura della nostra casa comune richiede franchezza e perseveranza: franchezza nel convertire il nostro stile di vita, non più sostenibile; perseveranza nel custodire l’opera della creazione affidata alle mani dell’uomo, chiamato – dice la Liturgia delle ore – a chiedere al Creatore, che “ha segnato il corso e il limite nell’armonia del cosmo, di irrigare i deserti dell’anima coi fiumi d’acqua viva che sgorgano dal Cristo”.

+ Gualtiero Sigismondi