I lavori dell’Assemblea ecclesiale regionale, che si è svolta al Sacro Convento di Assisi sabato 28 febbraio 2026 sul tema “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”, sono proseguiti nel pomeriggio con la plenaria caratterizzata due significative relazioni tenute da mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Orvieto-Todi, e da Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale dei media vaticani.
Mons. Gualtiero Sigismondi ha parlato sul tema “Comunione e missione: ogni rinnovamento della Chiesa consiste in una fedeltà più grande della sua vocazione. La Chiesa è chiamata a questa continua riforma”, sottolineando in particolare la tensione tra profezia e istituzione, carisma e istituzione che da sempre accompagna la vita della chiesa. Ha ricordato padre Bartolomeo Sorge che proprio ad Assisi citava l’esempio di san Francesco, che con la sua vita e testimonianza ha spinto la Chiesa ad un grande rinnovamento, mettendo in crisi l’istituzione, la stessa che poi giudica e accoglie l’autenticità del carisma profetico di Francesco.
«Oggi lo stile sinodale avviato dalla Chiesa si forgia dilatando gli spazi della comunione – ha aggiunto mons. Sigimondi – in un cammino paziente di tessitura tra le varie componenti ecclesiali e di convergenza sulle scelte da fare per un rinnovamento, che ha come centro propulsore l’eucarestia, il primato della carità pastorale, il dovere di restare nella comunione, il ritorno al principio della tradizione».
Il dott. Alessandro Gisotti è invece intervenuto sul come “Dire oggi la chiesa al mondo: la comunità cristiana non solo soggetto ma anche oggetto di evangelizzazione”. La cornice della riflessione è stata la costituzione dogmatica del Concilio Ecumenico Vaticano II Lumen gentium, in particolare quando si parla della Chiesa realtà visibile e spirituale, ed è stata arricchita dalle citazioni dei papi san Paolo VI, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV. «Oggi la Chiesa – ha detto – annuncia il Vangelo in un contesto comunicativo radicalmente mutato rispetto ai tempi del Concilio. La velocità è, senza dubbio, la caratteristica più evidente dei processi tecnologici applicati alla comunicazione». Citando i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, dove si dice che “La vita è il paragone delle parole”, ha sottolineato che non può esserci scollamento tra ciò che si afferma, ciò che si comunica e ciò che si vive. Errori compresi. «Evangelizzare dunque non è solo proclamare», ha proseguito Gisotti.
«Non regge più il modello del pulpito. Oggi la parola chiave della comunicazione non è trasmissione, ma condivisione. Allora anche la comunicazione ecclesiale deve essere dialogica, capace di accogliere domande, ma anche dubbi. E critiche. Senza timore. La comunicazione della Chiesa non può infatti ridursi a strategia di marketing religioso a colpi di influencer. Il Vangelo si comunica attraverso la vita».
D’altronde san Francesco, di cui si celebrano gli ottocento anni della morte, ammoniva i suoi frati dicendo: “Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario, anche con le parole!”. «C’è bisogno – ha concluso Gisotti – non solo di dire oggi la Chiesa al mondo, ma di ascoltare il mondo nella Chiesa per dargli speranza, per fare sentire l’umanità una comunità di fratelli e sorelle».
Messa e venerazione delle spoglie mortali di S. Francesco
Il pomeriggio si è concluso con la celebrazione della Messa nella Basilica superiore di Assisi presieduta da mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, al termine della quale i delegati dell’Assemblea sono scesi nella Basilica inferiore per venerare, in un clima di grande commozione, le spoglie mortali di san Francesco, soffermandosi in preghiera. «Il Poverello di Assisi – ha detto mons. Boccardo – ci ricorda che siamo chiamati ad annunciare sempre il Vangelo, se necessario anche con le parole, ci riconsegna con il suo esempio luminoso l’immediatezza e la semplicità della missione, e ci dice: “Io ho fatto la mia parte. Cristo vi insegni a fare la vostra”».
Un’Assemblea che ha raccolto le unanimi voci dei delegati diocesani per un cammino comune verso una maggiore corresponsabilità-protagonismo dei laici che abbiano a cuore la vita della Chiesa, della società, in particolare delle fragilità del mondo di oggi.
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