La liturgia ci invita a salire nella “stanza al piano superiore” (cf. At 1,13) ove il giorno di Pentecoste i discepoli ricevono il dono dello Spirito (cf. At 2,1-13). La Madre di Gesù è in mezzo a loro e il suo cuore custodisce e anima la preghiera di tutti: “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”. Tra il “già” dell’inizio del Regno di Dio e il “non ancora” del compimento promesso e atteso, lo Spirito santo rinnova incessantemente, nella Chiesa, i prodigi operati agli inizi della predicazione del Vangelo.
Giovanni ci conduce a Gerusalemme, durante la festa delle Capanne (cf. Gv 7,37-39), una delle più solenni del calendario ebraico, in cui il popolo d’Israele fa memoria del cammino nel deserto e ringrazia Dio per il dono dell’acqua e del raccolto. “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa”, Gesù prende la parola e, ritto in mezzo alla folla, grida: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me” (Gv 7,37). “Nuova specie di acqua che vive e zampilla” è il dono dello Spirito, che placa la sete d’infinito di ogni uomo, senza estinguerla, visitando le menti, riempiendo i cuori, penetrando nelle profondità dell’anima.
– Lo Spirito, “acqua viva, fuoco, amore”, “fiamma ardente nel cuore”, “invade nell’intimo il cuore dei suoi fedeli” e lo riempie senza occuparlo.
– Lo Spirito, “luce d’eterna sapienza”, “luce beatissima”, apre alla ragione la “porta della fede”, aiutandola a trasformare “l’inquietudine in profezia”.
– Lo Spirito, “ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo”, “dolce consolatore”, “col balsamo del suo amore” è riposo nella fatica e riparo dalle insidie del male.
– Lo Spirito, “datore dei doni”, “attesta che siamo figli di Dio” (Rm 8,16), “non materia casualmente assemblata – osserva Leone XIV – di un cosmo muto”.
Lo Spirito santo, “fonte inesauribile di grazia”, secondo San Basilio, “si concede in rapporto all’intensità della fede”; Sant’Ilario osserva che “ci è concesso nella misura in cui vorremo accoglierlo”. Lo Spirito ci è dato per quanto Gli è consentito dal “canale” della nostra libertà, del quale non osa rompere gli argini, semmai li irrobustisce. Di questo ha fatto esperienza la Vergine Maria; chi più e meglio di lei ha conosciuto quanto afferma dello Spirito San Cirillo di Gerusalemme: “Mite e lieve il suo avvento, fragrante e soave la sua presenza, leggerissimo il suo giogo”.
Fratelli e sorelle carissimi, nella pienezza della gioia pasquale la Liturgia delle ore richiama la testimonianza resa da Gesù ai Dodici: “Lo Spirito mi darà gloria: prenderà le mie parole e le dirà alla Chiesa” (cf. Gv 15,26-27). Tendiamo a Lui l’orecchio, anzi, “gli occhi del cuore” (cf. Ef 1,18): il dono dello Spirito diffonda sulle nostre labbra la voce della concordia che è impossibile modulare senza la preghiera e amplificare senza il dialogo fraterno.
+ Gualtiero Sigismondi

