Cattedrale di Orvieto: l’omelia del Vescovo Gualtiero per la Messa della Domenica di Pasqua

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“Vi fu un gran terremoto” (Mt 28,2): Matteo registra una forte scossa sismica “all’alba del primo giorno della settimana”, quando Maria di Magdala e l’altra Maria si recano a visitare la tomba di Gesù. Un angelo, dall’aspetto sfolgorante, rotola la pietra del sepolcro e vi si siede sopra: le donne si spaventano, le guardie, scosse, rimangono tramortite (cf. Mt 28,1-4). All’invito a non avere paura e a non cercare il corpo di “Gesù, il Crocifisso”, segue il primo annuncio della gioia pasquale e la raccomandazione di farne partecipi i discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete” (Mt 28,5-7). Le donne, “con timore e gioia grande”, abbandonano in fretta il sepolcro; lungo la strada Gesù risorto viene loro incontro ed esse, abbracciati i suoi piedi, lo adorano, ma Egli le sollecita a recarsi dai discepoli, che con disarmante semplicità ha la delicatezza di chiamare “fratelli”, sebbene nell’ora della Passione l’abbiano abbandonato (cf. Mt 28,8-10). Anche nell’incontro con Maria di Magdala il Signore chiama “fratelli” gli Undici, invitandola a recarsi da loro senz’indugio: “Va’ dai miei fratelli” (Gv 20,17). Prima della sua Pasqua Gesù confida ai discepoli che sono suoi “amici” e non “servi” (cf. Gv 15,15); il giorno in cui risorge da morte li chiama “fratelli”; nell’imminenza dell’Ascensione li candida a diventare suoi “testimoni” (cf. Lc 24,48).

“Un aspetto sorprendente della Risurrezione di Cristo è la sua umiltà. Se ripensiamo ai racconti evangelici – osserva Leone XIV –, ci accorgiamo che il Signore risorto non fa nulla di spettacolare per imporsi alla fede dei suoi discepoli. Non si presenta circondato da schiere di angeli, non compie gesti clamorosi, non pronuncia discorsi solenni per svelare i segreti dell’universo. Al contrario, si avvicina con discrezione, come un viandante qualsiasi (cf. Lc 24,15), come un uomo affamato che chiede di condividere un po’ di pane (cf. Lc 24,41). Maria di Magdala lo scambia per un giardiniere (cf. Gv 20,15). I discepoli di Emmaus lo credono un forestiero (cf. Lc 24,18). Pietro e gli altri pescatori pensano che sia un passante qualunque (cf. Gv 21,4). Noi ci saremmo aspettati effetti speciali, segni di potenza, prove schiaccianti. Ma il Signore non cerca questo: preferisce il linguaggio della prossimità, della normalità, della tavola condivisa. In questo c’è un messaggio prezioso: la Risurrezione non è un colpo di scena teatrale, è una trasformazione silenziosa che riempie di senso ogni gesto umano”.

Fratelli e sorelle carissimi, la Pasqua del Signore non è avvenuta in modo eclatante, ma in maniera mite e umile. Essa si configura come un’inondazione di “luce gentile”, che Paolo esprime in questi termini: “Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita” (2Tm 1,10). Gli evangelisti documentano sia il chiarore dell’aurora che precede l’alba del giorno di Pasqua, sia il crepuscolo che segue il tramonto di quella sera, rendendoci partecipi dei sentimenti che attraversano il cuore delle donne e dei discepoli. Esse, al mattino presto, confidano al Risorto, nell’ineffabile liturgia del silenzio: “Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto” (Sal 104,1-2). Alla sera, tanto gli Undici quanto i discepoli di Emmaus confessano la fede pasquale interpretando la voce del Salmista: “È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce” (Sal 36,10).

La discrezione con la quale il Risorto si presenta alle donne e ai suoi discepoli è confermata dallo sprone dato alla Maddalena: “Non mi trattenere” (Gv 20,17). Questa versione è considerata più aderente all’originale greco (Μή μου ἅπτου), indicando non solo un divieto fisico di contatto, ma anche l’urgenza della missione. Nella scansione oraria del giorno di Pasqua, tanto Giovanni quanto i Sinottici annotano che Gesù risorto appare al mattino alle donne e alla sera ai discepoli. Forse, l’intera giornata l’avrà passata con Maria sua Madre, come insegna il “vangelo apocrifo” della tradizionale processione umbra, diffusa in particolare a Bastia e a Cannara, che celebra l’incontro tra il Cristo risorto e la Madonna. Le due statue, portate a spalla, si “inchinano” reciprocamente tra il suono a festa delle campane e la gioia grande dei fedeli.

Fratelli e sorelle carissimi, l’antifona Regina coeli che accompagna l’Alleluia durante il tempo pasquale è una sorta di “nuova Annunciazione” a Maria, invitata a rallegrarsi per la vittoria del Figlio suo sulla morte. Forse al vespro del giorno di Pasqua il Risorto avrà ripetuto a sua Madre quanto al mattino ha detto a Maria di Magdala: “Non mi trattenere”. Senz’altro Ella l’ha lasciato andare dai suoi “fratelli”, ma si sarà congedata da Lui intonando l’Alleluia come antifona del Magnificat.

+ Gualtiero Sigismondi