Istituzione dei ministeri – Duomo di Orvieto, 25 gennaio 2026

La Domenica della parola di Dio, che oggi celebriamo, richiama l’attenzione di tutti sulla necessità di conservare “un contatto continuo con le Scritture, mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato” (cf. Dei Verbum, 25). Questo impegno non dispensa nessuno, tantomeno i presbiteri e i diaconi, i catechisti, i lettori, gli accoliti e i ministri straordinari della santa Comunione. L’odierna convocazione in cattedrale di coloro i cui parroci hanno ritenuto idonei e degni di essere istituiti lettori, accoliti e ministri straordinari della santa Comunione, ci fa sentire l’eco della risposta alla chiamata rivolta dal Signore ai primi discepoli: “Venite dietro a me” (Mt 4,19).

“Dobbiamo sempre ricordarci – avverte Papa Leone XIV – che siamo Chiesa e che, se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data ‘per il bene comune’ (1Cor 12,7) e quindi per la missione stessa della Chiesa (…), nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri – se non la carità, che tutti li perfeziona e li armonizza – e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli”. Vi esorto, pertanto, facendo mie le parole dell’apostolo Paolo, “a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni fra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire” (1Cor 1,10). La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione. L’impegno che oggi assumete, con gioia e umiltà, vi chiama a non chiudervi in sacrestia, ma ad annunciare il Vangelo in ogni ambiente, come ha fatto il Signore, il quale ha mosso i suoi primi passi “nella terra di Zabulon e di Neftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti” (cf. Mt 4,15).

Questo respiro cattolico di Gesù mi spinge, anzitutto, a ricordare ai catechisti che “il nome del ministero che svolgete – sono parole di Leone XIV – viene dal verbo katēchein, che significa istruire a viva vocefar risuonare. Ciò vuol dire che il catechista è persona di parola, una parola che pronuncia con la propria vita. È così che i catechisti in-segnano, cioè lasciano un segno interiore, ponendo nel cuore la parola di vita, affinché porti frutti di vita buona”. Al diacono Deogratias, che gli chiede come essere un buon catechista, Sant’Agostino risponde: “Esponi ogni cosa in modo che chi ti ascolta, ascoltando creda, credendo speri e sperando ami” (De catechizandis rudibus, 4, 8).

Questo insegnamento è efficace anche per i Lettori, la cui preparazione – raccomandava Benedetto XVI – deve essere biblica, liturgica e tecnica. “La formazione biblica deve portare i lettori a saper inquadrare le letture nel loro contesto e a cogliere il centro dell’annunzio rivelato alla luce della fede. La formazione liturgica deve comunicare ai lettori una certa facilità nel percepire il senso e la struttura della liturgia della Parola e le motivazioni del suo rapporto con la liturgia eucaristica. La preparazione tecnica deve rendere i lettori sempre più idonei all’arte di leggere in pubblico, sia a voce libera, sia con l’aiuto dei moderni strumenti di amplificazione” (Verbum Domini, 58).

Di una specifica formazione liturgica hanno bisogno gli accoliti, ai quali ricordo quanto il Santo Padre ha detto ai ministranti della Francia. “La Chiesa custodisce con cura la memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù (…) celebrando l’Eucaristia (…). Quando vi avvicinate all’altare, tenete presenti la grandezza e la santità di ciò che si celebra. La Messa è un momento di festa e di gioia (…), ma al tempo stesso è un momento serio, solenne, intriso di gravità. Possano il vostro atteggiamento, il vostro silenzio, la dignità del vostro servizio, la bellezza liturgica, l’ordine e la maestà dei gesti introdurre i fedeli nella grandezza sacra del Mistero”.

Di “stupore eucaristico” grondino il cuore e le mani dei ministri straordinari della santa Comunione, chiamati a raggiungere i fratelli infermi al capezzale della loro sofferenza, spesso acuita dalla solitudine. “Non ho nessuno” (cf. Gv 5,7): le parole del paralitico, pronunciate presso la piscina di Betzatà, interpretano il grido più disarmante della povertà. La vostra vicinanza, costante e premurosa, sia resa visibile a tutti i fedeli al termine della celebrazione eucaristica domenicale, dando concretezza al mandato missionario della formula di congedo: “Ite Missa est”.

Fratelli e sorelle carissimi, la “missio canonica” del ministero che oggi ricevete è a tempo determinato, per la durata di cinque anni. Questa norma ha la funzione di ravvivare la consapevolezza che siamo tutti “servi inutili” (cf. Lc 17,10), a partire da noi, ministri ordinati, che il prefazio della Messa crismale definisce “servi premurosi del popolo di Dio”.

+ Gualtiero Sigismondi

Orvieto, Basilica Cattedrale
25-01-2026